Parco accanto alla chiesa

*Quella che segue è un’opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a persone esistenti o fatti realmente accaduti è da considerarsi puramente casuale.
**Il racconto inedito, ispirato al quadro, è firmato da Barbara De Filippis.
Davanti alla chiesa, il bar era sempre mediamente affollato. “Che ne dici se ce ne andiamo lì a bere il caffè?” chiese Bianca, accennando con il capo al parchetto dall’altra parte della strada. In una mano un bicchiere di carta bollente, nell’altra un sacchetto scricchiolante. Greta annuì senza pensarci due volte e insieme le due amiche raggiunsero il muretto di cinta del giardino e si accomodarono all’ombra degli alberi.
Ogni volta che si trovavano lì, a fissare quel prato verde e il muro centenario della chiesa, che tirava su dritto e imponente fino al cielo, avevano la sensazione di poter essere altrove, anche all’estero, in Provenza, in Andalusia…
…insomma, in un luogo gemello ma lontano, sempre con l’erbetta e solenni mura antiche. A Bianca e Greta l’immaginazione non era mai mancata, così come la voglia di partire ogni anno insieme per un bel viaggio. “Ho in mente la prossima meta per quest’estate, sta a sentire”, disse Bianca. “Prima brindiamo”, disse Greta, sollevando la bottiglia del succo di frutta, caffè non ne beveva.
A quell’ora del mattino starsene sedute lì era un piacere. Con l’arrivo di aprile il freddo era passato, sempre che di freddo si potesse parlare in quel luogo mite, tutto a sud, ed era arrivata ufficialmente la stagione che Bianca e Greta amavano più di tutte: la primavera. Sbocciavano i fiori, e le promesse, e l’estate era vicina, ma ancora inafferrabile. Come quel loro viaggio, e non solo. “Vai, spara, ma ti dico già che quest’anno non ho intenzione di mettermi a visitare dieci città al giorno come al solito”, disse Greta. “Ma perché? Non possiamo impoltronirci adesso! Il mondo è un disastro, se non cogliamo le occasioni ora, quando?” rispose Bianca, che non accettava facilmente compromessi in quanto a organizzazione e quando si accendeva tirava sempre fuori argomenti altisonanti. “Non è per il mondo, che sì, è uno sfacelo, confermo, ma è per un altro motivo”, rispose Greta, trattenendo a stento un sorriso davanti all’espressione accigliata dell’amica. “Sono incinta” disse dopo una pausa, godendosi la reazione sbigottita di Bianca, che si portò istintivamente una mano alla bocca dall’emozione.
Era magico quel parchetto della chiesa, aveva sempre ispirato le loro confidenze più importanti, fin da quando era stato costruito, una decina di anni prima, e loro erano ancora compagne di liceo.
Si abbracciarono forte per un lunghissimo minuto. “Ok, per quest’anno rivisitiamo la tabella di marcia, mi hai convinta”, scherzò Bianca, recuperando la fidata ironia, “e dal prossimo… avremo una compagna di viaggio in più!”, concluse sorridendo, mentre Greta le passava una scarpina rosa che aveva appena tirato fuori dalla borsa.

Commenti
X caso ho aperto prima…
X caso ho aperto prima questo. Bello il quadro, ma mi colpisce ancora di più il testo forse pure x il fatto che leggere e parlare di letteratura mi è più familiare. Il racconto mi sembra caratterizzato da delicatezza e intimità. La scena davanti alla chiesa, con il bar affollato e il parchetto che diventa rifugio segreto, è descritta con una semplicità che definirei di poesia quotidiana. Il muro centenario diventa simbolo di eternità, mentre la primavera porta promesse e nuovi inizi.
La scrittura, limpida e delicata, trasforma un gesto semplice – bere un caffè insieme – in un momento sospeso, quasi cinematografico. Il dialogo tra Bianca e Greta è autentico: ironia, sogni di viaggio e rivelazioni improvvise che cambiano la prospettiva.
La gravidanza, svelata con dolcezza, trasforma il racconto in un inno alla vita e all’amicizia. La scarpina rosa, dettaglio tenerissimo, racchiude la magia di un futuro che si apre.
È un racconto che celebra la bellezza delle piccole cose e ci ricorda che i luoghi, abitati da emozioni vere, diventano scenari incantati dove la quotidianità si fa memoria preziosa. Il testo si presta a una lettura che va oltre la superficie narrativa facendo trasparire due dimensioni: da un lato la concretezza del gesto (il caffè, il sacchetto, il muretto), dall’altro la tensione verso l’altrove, evocata dal richiamo a Provenza e Andalusia. Questo oscillare tra realtà e immaginazione, incastonato in pochi righi, mi sembra si avvicini davvero alla poesia. Bravissima Barby, sei una piccola May Alcott: stai riuscendo a trasformare il quotidiano in letteratura.
Bellissimo e suggestivo il…
Bellissimo e suggestivo il tuo dipinto che ti ha dato la giusta ispirazione per questo bel racconto di amiche che in questo angolo verde scoprono un posto magico 💚... complimenti Barbara ❤️