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Artintervista con Anna Rumak

Anna Rumak, Cactus in fiore, olio su tela, 50 x 60

Ti do il benvenuto al primo appuntamento con le Artinterviste. Perché il luogo d’arte per eccellenza è l’animo umano!

 Sono le persone ad avere la capacità di “creare” (ma anche di riconoscere e definire) l’arte. Alcune, poi, riservono all’espressione artistica uno spazio importante nella loro vita, scegliendola come forma di comunicazione o persino come professione, in barba ai “trend” volatili(ssimi) del mercato del lavoro e a qualsiasi suggerimento esterno.

Lasciamoci conquistare e soprattutto ispirare dalle storie di chi ha sempre accolto l’arte come compagna irrinunciabile del proprio cammino, dedicandovisi con costanza e passione, e usandola come mezzo per esplorare la realtà, fuori e dentro di sé.

Iniziamo con lei, Anna Rumak, pittrice dal background internazionale, con un lungo percorso alle spalle. Fin dagli anni Settanta, ha coltivato intensamente la sua arte, nell’antica e fascinosa città di Corigliano d’Otranto. Impariamo a conoscerla con qualche domanda.

C’è stato un momento nella tua vita in cui hai effettivamente preso coscienza di avere un’inclinazione artistica?

«Sì, da sempre, da piccolissima. Sentivo che c’era qualcosa che mi prendeva, che mi dava energia. A scuola ero timida, non riuscivo a farmi capire, ma quando mi si avvicinava il materiale (in Belgio, dove ho frequentato le elementari, distribuivano carta, colori,…) lì era l’immensità per me, non ero più in classe. Annusare le matite, il foglio, il colore che fluiva sulla carta… era una cosa eccezionale, era un miracolo.»

Come e dove hai potuto studiare/apprendere la tecnica?

«Tutto da autodidatta. Ho avuto mia mamma, che mi ha seguito quando avevo 13-14 anni. È stata molto brava a capire il mio semino, il mio talento. Mi ha insegnato a usare la tempera su carta e da lì ho continuato a dipingere. Una volta sposata, nel ’76, Antonio, mio marito, mi ha procurato i colori a olio e lì è stata veramente una grande scoperta. E ho dovuto imparare da sola, che il giallo con il rosso diventava arancione, ad esempio. Mi sono quindi formata da sola, a livello tecnico.»

Quale tecnica ti ha permesso di esprimerti al meglio?

«Senz’altro il puntinismo. Non sapevo nemmeno che esistesse. Solo dopo, informandomi, ho scoperto che già esisteva: il puntinismo di Seurat e Signac, e dei grandi impressionisti francesi. A me la pennellata molto larga non diceva nulla, non mi aiutava a tirare fuori le emozioni che volevo esprimere. Così, anno dopo anno, è diventata sempre più corta, fino a quando le macchie sono diventate dei punti e questa è stata la meraviglia, il miracolo, mi sono ritrovata! Come se avessi capito che la mia anima ha tanti colori, tante forme e cambia giorno dopo giorno. Oggi sono in un modo, domani magari il sentimento è cambiato, posso cambiare. E spero in meglio. Tutti questi puntini fanno parte della vastità di sentimenti della mia anima.»

Anna Rumak, Particolare chiesa sul Peloponneso, olio su tela, 40 x 40

Qual è il “fine” ultimo, il “perché” della tua arte?

«Dipingo solo per espressione personale. Sono timida, riflessiva, sensibile. Quindi basta un non niente per scatenarmi delle emozioni. Mi “impressiono di me" quando mi ripiego su me stessa, mi impressiona quello che sono e a volte non riesco nemmeno a capire “chi” sono, o quante Anna ci sono in me. Per cui la pittura è un modo per analizzarmi, capirmi e cercare la mia parte migliore forse, la parte più serena.»

Da cosa o da chi hai tratto maggiormente ispirazione nelle tue espressioni artistiche?

«Qualsiasi soggetto/oggetto è un pretesto. Però la natura è quello che mi dà maggiormente ispirazione e voglia di bellezza. E questa bellezza è qualcosa che io devo ricercare, forse perché in me non riesco a trovare sempre la serenità giusta. Però attraverso la natura (il cielo, l’erba, le nostre campagne meravigliose, gli alberi di ulivo, che consacro sempre), in tutte le stagioni, ritrovo una bellezza unica.»

Anna Rumak, Campagna salentina con ulivo e agavi, olio su tela, 50 x 60

Anna Rumak, Fiera di San Giorgio, olio su tela, 90 x 120

L’arte è anche ricerca ed esplorazione, un “wandering” fuori e dentro di sé. Quale ritieni sia stata la scoperta più significativa che hai fatto attraverso l’arte, su di te o sulla realtà intorno a te?

«La mia tecnica, che dopo parecchi anni si è evoluta nel puntinismo (una tecnica difficile, dispendiosa, lunga) è come un’esplorazione della mia vita. Attimo dopo attimo, ora dopo ora, giorno dopo giorno. E così come i miei puntini creano un qualcosa, una visione sulla tela, così gli attimi che si susseguono, con tutti i colori dei dolori, delle passioni e di altri sentimenti, creano per me la magia della vita. Attimo dopo attimo, vivo serenamente questa realtà. Il mio modo di dipingere mi ha dato questo: la serenità di godermi giorno dopo giorno.»

Anna Rumak, Marina con barca, olio su tela, 40 x 50

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