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Finestra barocca

Finestra barocca

*Quella che segue è un’opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a persone esistenti o fatti realmente accaduti è da considerarsi puramente casuale. 
**Il racconto inedito, ispirato al quadro, è firmato da Barbara De Filippis.


“Tanto da quella finestra non si affaccia mai nessuno”, disse Mirko a Giovanni, che se ne stava fermo con il naso all’insù e un piede sul pallone.
“Ma se la colpiamo per sbaglio?”
“Ma sta in alto, chi ci arriva, noi facciamo due passaggi a terra e basta.”
“Ma se passa una macchina?”
“Non passa!”
Di giochi per strada, Giovanni non ne sapeva nulla. Abitava dall’altra parte delle vecchie mura, dove era tutto un via vai di macchine, un vociare di persone e soprattutto una sfilata di vetrine, a cui avrebbe dovuto stare bene attento con qualsiasi pallone, di qualsiasi genere. Mirko invece viveva nel “centro storico”, solo due isolati più in là, ma tutto un altro mondo. E c’era, vicino casa sua, una piazzetta, raggiungibile solo tramite viuzze strettissime, praticamente a zero auto, zero passanti e zero negozi.

C’erano solo vecchie case e un palazzo antico, che dominava la scena, ed era tutto un ricamo, tutto un boccolo, che vai a capire com’erano riusciti a farlo così.

A Giovanni sembrava di gran lunga più prezioso delle vetrine vicino casa sua, e ancora più immeritevole di eventuali pallonate. Senza contare che gli incuteva un certo timore reverenziale. Cosa che di certo non poteva confessare a Mirko. Però era così, gli faceva un po’ paura. Se fosse stato ancora abitato? Se urtando col pallone una finestra avessero scatenato l’ira di un severo e altezzoso padrone di casa? Già se lo immaginava, Giovanni, questo tipo alto e imponente, dall’aria severa, vestito elegante pure! Sì, lo immaginava vestito di tutto punto. Perché sulla finestra c’erano uno stemma e una corona, due indizi inequivocabili sul proprietario dell’antico palazzo. Il tizio ben vestito e austero si sarebbe affacciato, li avrebbe sgridati, scacciati forse, per poi tornare a trincerarsi dietro quelle ante.

Ante che però, doveva ammettere, avevano l’aria di essere chiuse da secoli. Apparivano vecchie, anzi vecchissime, e di sicuro cigolavano, a Giovanni pareva già di sentirle.

“Ehi, ci sei? Allora?” chiese Mirko interrompendo le riflessioni silenziose dell’amico. “Ah sì!” rispose subito Giovanni e diede al pallone un bel calcio, che risuonò nella piazzetta deserta. 
“Ma facciamo troppo rumore. Se disturbiamo qualcuno?”
“Ho capito, decidi tu a che giochiamo, il pallone via!” disse Mirko. Un bel tiro alto. La palla volò su. 
Ancora più su. E sbam! Urtò la finestra.

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