Strada per casa

*Quella che segue è un’opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a persone esistenti o fatti realmente accaduti è da considerarsi puramente casuale.
**Il racconto inedito, ispirato al quadro, è firmato da Barbara De Filippis.
Guidava con gli occhi fissi sulla strada e i pensieri liberi nella testa, come sempre, di ritorno dal lavoro. Da due anni, lo stesso tragitto. Cinque minuti per uscire dalla città, quindici per raggiungere il paese, attraversando una distesa di campi dietro l’altra.
Certo meglio di quando viveva a Roma e la strada la faceva tra i semafori e i muri delle palazzine. Saliva su quell’autobus con la speranza di trovare un posto a sedere, come se non fosse già stato seduto abbastanza, per otto ore intere, in ufficio. Sono stanco, si diceva, devo posare la borsa, quarantacinque minuti in piedi oggi no, grazie. Ma forse, inconsciamente, non desiderava altro che rifugiarsi il prima possibile in uno spazio tutto suo, incollare la fronte al finestrino, e mollare la presa sui pensieri.
I fari delle auto, le persone che si affrettavano sui marciapiedi, le insegne dei negozi, la sua stessa espressione stravolta riflessa nel finestrino lo ipnotizzavano a sufficienza, lo distraevano quanto basta.
Ma niente di tutto questo era minimamente paragonabile all’effetto che avevano su di lui quelle campagne sterminate e quel cielo assurdo
sulla nuova strada per casa, nel cuore del Salento. Nessuna ipnosi, nessun effimero torpore, ma un volo libero, uno straripante e piacevole flusso di coscienza. Mentre fissava la distesa di asfalto e percepiva il paesaggio tutt’intorno come un impressionistico mix di luci e colori, si sentiva prontamente invaso da una sensazione di libertà, che gli scioglieva i pensieri, gli attivava la memoria, lo spronava ad andare su e giù per la sua stessa testa.
Il paragone con la vecchia vita in città era un evergreen e il suo trigger preferito. Il traffico era impossibile, un’ora per arrivare a casa, adesso ci metto venti minuti, si diceva. Poi solo a vedere questi campi e questo cielo, uno si sente rinascere. E che cielo! Lo avessi dipinto mi sarei detto: “Impossibile, non è realistico”. Vabbè che non so nemmeno dipingere, ma me lo immagino che direi così. Dei colori assurdi! Se non stessi guidando farei una foto, Ilaria impazzirebbe. Magari mi fermo e la faccio, dalla piazzola di sosta, anzi dalla stazione di servizio. Però poi faccio tardi. No, non mi fermo. Domani! Tanto sicuro becco di nuovo un tramonto come questo, se esco alla stessa ora. Le giornate si sono allungate, e meno male. Questo weekend ricomincio a correre, poco ma sicuro.
Voleva sentirselo sulla pelle quel tramonto, respirarselo. Era una benedizione, un inequivocabile buon auspicio, un’immagine di libertà che gli penetrava nell’anima.

Il tuo racconto coglie l…
Il tuo racconto coglie l’inquietudine della vita moderna insieme alla sorpresa del protagonista, quasi fanciullesca, davanti ad un bellissimo tramonto.
La ricerca della serenità emerge come un fiume in piena per troppo tempo tenuto prigioniero dalla realtà di ogni giorno.
L’arte è un veicolo formidabile per la crescita interiore; forse il migliore perché suscita emozioni e sentimenti profondi.
Brava!!!!