Perché alcuni paesaggi ci ispirano più di altri

Ci sono persone che subiscono il fascino imponente delle montagne, altre restano catturate dall’immensità del mare, altre ancora dagli orizzonti lontani delle campagne disabitate.
Alcuni paesaggi, insomma ci ispirano più di altri. Vale per chi poi li traduce in dipinti o in altre espressioni artistiche, per chi semplicemente ha la sensibilità allenata per coglierne bellezze e simbologie, ma anche per chi, senza neanche accorgersene, ne è fatalmente attratto e li sceglie istintivamente come via di fuga, per le vacanze o i weekend.
Se ci sentiamo attratti da determinati scenari naturali c'è un perché, anzi, ce ne sono diversi. Vediamo qui tre teorie, che provano a spiegare come mai alcuni paesaggi ci ispirano più di altri.
"Savannah hypotesis" - Spazi che infondono sicurezza
Secondo questa ipotesi c'è una spiegazione "evolutiva" all’attrazione di alcuni individui verso gli spazi verdi ampi con vegetazione sporadica. Secondo le ricerche sarebbe un’attrazione innata, che affonda le radici nelle esperienze dei nostri antenati nella Savana africana. Questo tipo di ambiente, vasto e non circoscritto, che offre una visione ampia e chiara, ma include allo stesso tempo elementi naturali ideali come eventuali rifugi, ci dà tutt'oggi, come agli albori dell’umanità, un senso di sicurezza che ci rasserena.

"Awe effect" - Scenari che evocano il sublime
Facile immaginare come possano "ispirare" quei paesaggi che evocano il senso del sublime! Foreste incontaminate, cascate impetuose, il mare che appare infinito, quelle cime inamovibili e irraggiungibili. Questi scenari destano in noi stupore, meraviglia e la sensazione che possa esistere qualcosa di potente e perenne, al di fuori del nostro controllo, ma che tuttavia ci include. Alcune ricerche chiamano questa sensazione "awe" e ne evidenziano gli effetti positivi: una riduzione dello stress e delle preoccupazioni, che deriva da quell’idea di essere parte di qualcosa di più grande ed eterno.
"Fractal theory" e "Goldilocks principle" - Ambienti che uniscono familiarità e mistero
Un altro paio di teorie spiegano come alcuni di noi siano attratti da quegli spazi naturali che combinano caratteristiche familiari e una “giusta” dose di mistero. Pensiamo, ad esempio, a una foresta con un sentiero nel mezzo. Come funziona? Ci sono alcune forme (“fractal”) in natura che ci sono familiari: i rami degli alberi, i profili dei fiumi che imitiamo in quelli dei sentieri, le fattezze delle nuvole,… ritrovarle in alcuni ambienti, meglio ancora se accostate ad altri elementi che percepiamo come sconosciuti e stimolano il nostro istinto esplorativo, ci porta a preferire questi scenari di “media complessità”, che ci stimolano e ci rasserenano allo stesso tempo.

Senso di sicurezza, sublime e il giusto mix tra familiarità e mistero sono quindi solo alcune delle reazioni che abbiamo alla vista di un paesaggio naturale e che influenzano il nostro livello di attrazione verso questo scenario. Spiegano quel desiderio di viverlo, ritrovarlo in un libro o in un’immagine o rievocarlo in prima persona attraverso un’opera d’arte. Un desiderio che ci appare inconscio, atavico, e in parte infatti lo è!
E tu, Art Wanderer, hai mai percepito un'"attrazione fatale" per certi tipi di paesaggi? Quali sensazioni ti ispirano di più tra quelle evocate dagli scenari naturali? Fammelo sapere nei commenti!