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La montagna spaccata

Acquerello raffigurante il mare del Salento e una scogliera

*Quella che segue è un’opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a persone esistenti o fatti realmente accaduti è da considerarsi puramente casuale. 
**Il racconto inedito, ispirato al quadro, è firmato da Barbara De Filippis.


Il mare “alto”, che si arrampica sugli scogli, slanciandosi in onde nervose sui profili che non riesce a inghiottire, è qualcosa che in Salento diventa un vero spettacolo. E se il tempo lo permette, questo show che un po’ spaventa e quindi un po’ attrae, vale un bel giro in macchina sul litorale.
Su un un tratto di costa specifico, pochi chilometri a nord di Gallipoli,

tra i tanti affacci utili da cui ammirare il mare in tempesta, ce n’è uno dal nome evocativo, 
in pieno stile fantasy di metà Novecento: la “montagna spaccata”.

Pensiamolo maiuscolo, all’inglese: “La Montagna Spaccata”. C’è già un intero romanzo dietro un nome come questo, bastano giusto carta e penna. O anche meglio una tastiera, perché alla fine non siamo per davvero a metà del Novecento, solo la “montagna” lo è, se le va. 
Laura faceva questo mirabolante tour di pensieri, e lo faceva alla velocità della luce, mentre se ne stava lì, in contemplazione, davanti a quello spuntone roccioso che del mare in tempesta non si preoccupava affatto; più degli incombenti nuvoloni blu, in verità.

A Laura piaceva andare a vedere il mare da sola. Da quando aveva preso la patente, non si era mai negata una passeggiata sulla costa in solitudine, ogni tanto, quando le veniva quella voglia di estraniarsi e lavarsi i pensieri in quelle acque blu. Le bastava guidare per una ventina di chilometri (in Salento, si sa, il mare è vicino da ogni lato) ed era lì, pronta a tuffare lo sguardo e far volare la mente. Ma quel giorno, dopo aver passato in ricognizione le onde, in barba al vento impertinente e alle nuvole minacciose, era stata distratta a un certo punto dalla “montagna” dal nome misterioso. Un’attrazione inaspettata, che l’aveva colta senza preavviso e le aveva risvegliato certe fantasie da scrittrice congenite, che le schiacci le seppellisci, ma poi riemergono sempre nei momenti più impensabili.
“Una ‘montagna’”, pensava. Il Salento è talmente piatto che basta non essere una pianura per sentirsi chiamare “montagna”. E poi “spaccata”, ma certo, 

perché tra quello spuntone di roccia a strapiombo sul mare e il resto dell’altura a cui era originariamente attaccato passava una strada.

Una strada con un guardrail a vetrate, vista dirupo, anche se non era da lì che ci si poteva affacciare. Ci si affacciava da un muretto più in basso, su quella vista torreggiante.
E da quel muretto in cemento, Laura osservava e pensava e immaginava. E chissà se le avrebbe davvero scritte quelle fantasie, se avesse avuto la famosa “tastiera”, o se le sarebbero sfumate in mente, come al solito, dissolvendosi le une nelle altre. Un susseguirsi di sensazioni intervallate da poche parole che sembravano metterle insieme, forse sì, forse no. 
Rimase lì per un pezzo, sotto le nuvole, alla mercé del vento, davanti allo spettacolo delle onde, con lo sguardo perso in alto però, gli occhi immersi nella montagna.

Acquerello raffigurante mare del Salento e scogliera

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